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Gli edifici religiosi

L’imponente edificio religioso fu fatto erigere da Vespasiano, il quale ordinò, nel 1562...

09 Giugno 2021
Chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo

Chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo

L’imponente edificio religioso fu fatto erigere da Vespasiano, il quale ordinò, nel 1562, l'abbattimento dell'antica parrocchiale, eretta all'interno delle mura del Castello. Il signore di Sabbioneta affidò il progetto della nuova chiesa a Pietro Martire Pesenti, detto "il Sabbioneta", poi consacrata e officiata dal 1582.

Nel vasto cantiere dell’Assunta lavorarono, accanto ad artefici locali, personaggi di spicco come Bernardino Campi e collaboratori.

Nel 1684, su disegno di Antonio Galli Bibiena, fu realizzata la chiesa arcipretale plebana, con la cappella del SS. Sacramento, con pianta ottagonale e scenografica doppia cupola, di cui quella interna traforata.

Chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo

La pianta longitudinale ad unica navata è composta da cinque cappelle per lato e un transetto sul quale si innestano il presbiterio e l’abside. Tali cappelle sono così individuate:

  • Il campanile già Battistero
  • Cappella di S. Sebastiano
  • Cappella di San Pietro
  • Sacra Famiglia
  • Cappella di Sant’Antonio da Padova
  • Battistero nuovo
  • Cappella di San Francesco
  • Cappella di Santa Lucia
  • Cappella del Rosario
  • Cappella del Santissimo Sacramento

Nella cupola è rappresentata l’Annunciazione della Vergine, mentre negli scomparti sono raffigurati i profeti Zaccaria, Osea, Aggeo e David.

La finta architettura del catino absidale propone una balaustra sulla quale sono dipinti due angioletti che sostengono una corona stellata.

Nella volta della navata spiccano tre grandi affreschi:

  • La Misericordia abbracciata alla Verità
  • Il trionfo delle Virtù Teologali sull’Eresia
  • La Pace e Giustizia Divina abbracciate

Nelle medaglie alla base della volta sono dipinte quattro Virtù per parte: Giustizia, Preghiera, Mansuetudine, Innocenza a destra, Prudenza, Carità, Pace e Penitenza a sinistra.

Nella controfacciata è posto un rosone con la figura del Cristo.

La Chiesa dell’Assunta, straordinario gioiello architettonico e pittorico, custodisce, inoltre, un patrimonio di sacre reliquie, tra cui due insigni: la Sacra Spina della Corona di Nostro Signor Gesù Cristo e il Crocifisso miracoloso donato da S. Carlo Borromeo.

Nella chiesa sono sepolti alcuni protagonisti del tempo di Vespasiano quali il segretario Capilupi e il capitano Messerotti.

Ambiente raffinato e suggestivo è la sacristia, costruita per volontà di Isabella Gonzaga, impreziosita negli anni Settanta del XVIII secolo da affreschi, stucchi e tele incastonate nella vasta sala con volta a botte. Oggi si presenta nel suo stile Rococò, con sontuosi arredi lignei che riflettono l’elegante gusto con opere ad intaglio di elegante fattura.

Al centro della volta un grande affresco settecentesco opera di Giorgio Anselmi, che raffigura Mosè ed Aronne in preghiera.

L’ambiente è arricchito da una cospicua quadreria, nella quale si annoverano una serie di ovali che rappresentano otto episodi salienti della vita della Vergine Maria.

Oratorio di San Rocco

E’ qui collocata la sezione museale Pinacoteca San Luca, una consistente quadreria che raccoglie importanti tele dipinte. Accanto alle antiche pale d’altare è possibile ammirare anche una sezione di arte moderna. 

Ivi sono conservati 11 tondi con i Misteri del Rosario, provenienti dalla chiesa dell’Assunta; una pala con il Martirio di San Vincenzo, San Vincenzo in carcere, la Tentazione e la Gloria di San Vincenzo; una Vergine con il Bambino, i Santi Francesco e Rocco.

Come tutta la città di Sabbioneta, anche l’Oratorio di San Rocco, collocato nell'omonima piazza attigua a Piazza Ducale, si fa risalire alla metà del secolo XVI.

Nel XVII secolo l’Oratorio ha subito alcune modifiche strutturali che gli hanno conferito l’aspetto che ancora possiede, mentre sul finire del XVIII secolo, contemporaneamente al rinnovo dell’arredo degli edifici religiosi di Sabbioneta, qui venne commissionato un ciclo di suggestivi affreschi al pittore Giovanni Morini da Viadana.

Oratorio di San Rocco

Una lapide murata nello zoccolo della facciata riporta i nomi di martiri paleocristiani le cui reliquie erano un tempo qui conservate prima di essere traslate nei sacrari della Parrocchiale.

I pennacchi della cupola sono affrescati con le figure dei quattro Evangelisti e gli animali dell’Apocalisse. Nei riquadri della volta sono dipinte storie di San Vincenzo.

In questo luogo di culto, fino alla fine del Cinquecento, ebbe sede la Confraternita dei Disciplini, che godevano del singolare privilegio, concesso da Vespasiano, di poter liberare, il Venerdì Santo, un condannato a morte.

Nell’oratorio è custodito il sepolcro di Niccolò de Dondi, biografo del duca Vespasiano e cronista d’eccezione.

Nel 1559 venne qui sepolto, in luogo del quale si è misteriosamente perduta traccia, il corpo di Diana Cardona, prima moglie di Vespasiano Gonzaga Colonna.

Chiesa della Beata Vergine Incoronata (Mausoleo di Vespasiano)

Chiesa della Beata Vergine Incoronata (Mausoleo di Vespasiano)

(temporaneamente chiusa per lavori)

La Chiesa dell'Incoronata, impreziosita dal severo mausoleo del duca, sul quale spicca la statua bronzea di Vespasiano eseguita da Leone Leoni, doveva fungere da cappella palatina e da pantheon della dinastia dominante. Per tale ragione venne affidata alla cura dei frati Serviti, presenti a Sabbioneta dal 1448.

Il caratteristico impianto ottagonale, volutamente in contrasto con i dettami del Concilio di Trento, ben si adatta ad ospitare un mausoleo. La Chiesa, edificata tra il 1586 e il 1588, custodisce infatti la tomba del duca, qui sepolto con il pendente del Toson d'Oro, la massima onorificenza cavalleresca che Imperatori e Re di Spagna concedevano a personaggi degni di lustro e onore.

Sorge su due preesistenti edifici di culto, il più antico dedicato a San Biagio (antico Patrono di Sabbioneta), il più recente intitolato a San Nicola, la cui memoria liturgica coincideva con il giorno del compleanno di Vespasiano, il 6 dicembre.

Nel 1592 al blocco ottagonale venne aggiunto il campanile ad avancorpo, con un portichetto a tre fornici (aperture).

Chiesa della Beata Vergine Incoronata (Mausoleo di Vespasiano)

Il rilevante alzato della chiesa è suddiviso in tre ordini, che sottolineano la contaminazione tra pittura e architettura, attraverso una costante proposizione illusionistica di grande impatto emotivo:

  • il primo presenta motivi a finto marmo, finti cassettoni nelle arcate e illusionistici palchetti con balaustre ai lati degli altari;
  • il secondo corrisponde al matroneo, ornato da motivi a finto marmo e da motivi architettonici che sottolineano i profili delle arcate, con quattro targhe che propongono iscrizioni bibliche alternate a finte nicchie a conchiglia;
  • la cupola rivela balaustre su cui poggiano urne che si stagliano sopra un cielo finto. In essa sono dipinte quattro finestre e quattro finestroni circolari su finti cassettoni, che rimpiccioliscono avvicinandosi alla lanterna.

Il mausoleo, collocato alla sinistra dell’altar maggiore, fu commissionato a Giovan Battista della Porta da Isabella Gonzaga, così ottemperando alla disposizione testamentaria del padre Vespasiano. In esso furono impiegati marmi antichi rarissimi e di grande preziosità: Rosso di Siena, Giallo antico, Africano antico, Broccatello di Spagna, Verde antico o Serpentino, Pietra di Paragone, Moscato d’Ardese.

Nelle nicchie ai lati della statua bronzea, ivi collocata proveniente dalla piazza, ma di dimensioni non consone allo stallo, dove il conditor appare assiso sulla sedia curulis, abbigliato come un antico imperatore romano, con un libro stretto nella destra e la sinistra levata in atteggiamento inintelligibile, forse nell’atto di plasmare la sua città ideale, compaiono le statue in marmo della Giustizia e della Fortezza.

Una sala della chiesa contiene teche blindate in cui sono custoditi argenti e tessuti preziosi, calici ed oggetti di culto, oltre a numerose monete dello Stato di Sabbioneta, tra cui il testone e il ducatone di Vespasiano Gonzaga.

La chiesa è dotata di una antica campana, risalente al tempo di Vespasiano.

Chiesa di S. Antonio Abate in Villa Pasquali

Chiesa di S. Antonio Abate in Villa Pasquali

Don Giovanni Battista Pedrazzi, canonico della Prepositura di Villa Pasquali, commissionò nel 1765 al celebre architetto Antonio Luigi Galli Bibiena la progettazione, l’edificazione e la decorazione di un vasto edificio basilicale.

La Chiesa monumentale, con le sue ardite architetture, è un autentico capolavoro barocco. Unica al mondo per la vastità delle sue volte traforate nella muratura della cupola e delle absidi, prodigio di architettura. 

Entrando in chiesa si ha l’impressione di una particolarissima spazialità; la navata infatti, ampia e poco profonda, pare fungere da vestibolo al vano sul quale si imposta la cupola, assecondato dai transetti e dal presbiterio, coronato da un’abside semicircolare.

La raffinatezza architettonica e decorativa della doppia volta traforata viene significativamente accentuata dall’illuminazione, rigorosamente naturale, dovuta a finestre opportunamente celate alla vista, creando effetti scenografici e illuminotecnici di grande suggestione.

Chiesa di S. Antonio Abate in Villa Pasquali

La luce invade le superfici colpendole in modo differenziato, e cade e si spande dalla lanterna spiovendo sulla volta della cupola centrale, lasciando nel contempo in ombra la volta inferiore, creando giochi di luce di straordinaria intensità e fascino.

La Chiesa fu terminata nel 1784, a soli diciannove anni dalla posa della prima pietra. Da allora l’edificio è rimasto sostanzialmente integro.

Una curiosità: un crollo avvenuto durante la costruzione delle due torri (campanili) ai lati della chiesa, determinò la soppressione di una di esse, in quanto i fondi a disposizione non furono sufficienti alla realizzazione inizialmente prevista.

Chiesa di S. Giorgio Martire in Breda Cisoni

Deliziosa opera di gusto mitteleuropeo firmata da Pietro Antonio Maggi, è sede della sezione museale Il barocco nel Casalasco-Viadanese.

L'edificio sorge dove esisteva un oratorio risalente alla seconda metà del Quattrocento.

La nuova chiesa venne progettata in un elegante stile tardo-barocco. Il cantiere prese avvio nel 1747 e si concluse nel 1764.

La facciata appare dinamica, con un doppio ordine di lesene girate sul proprio asse e un portale circondato da un’edicola poggiante su colonne.

Nel 1769 venne installato il prezioso organo, ancora funzionante, dell’organaro ferrarese Giovanni Cavalletti. Interessanti le balconate della cantoria e dell’organo, risalenti al 1769.

Gli stucchi della volta vennero sostituiti nel 1883 da un’anonima decorazione a tempera.

Il presbiterio è separato dalla navata da una raffinata balaustra di marmi policromi, con i quali venne realizzato anche l’altare nel 1775.

Un recente restauro dell’esterno ha restituito all’edificio quella vivacità cromatica che l’usura del tempo aveva cancellato.

Santuario della Beata Vergine delle Grazie di Vigoreto 

Risalente al XVI secolo, ospita la sezione museale Perfetta letizia, ovvero “La povertà di San Francesco”.

Il santuario fu costruito nel luogo dove, nell’anno 1543, la Vergine apparve ad alcuni abitanti del luogo, nelle adiacenze di un pilastro posto in prossimità di un incrocio di strade sul quale si trovava affrescata l’immagine della Madonna di Loreto, incominciando a fare miracoli.

I lavori iniziarono nel 1547 con il beneplacito del cardinale Ercole Gonzaga, tutore del giovane Vespasiano. Venne posta come condizione quella di conservare il muro con l’immagine affrescata in una cappella laterale.

La consacrazione del Santuario avvenne nel 1554. Pochi anni dopo il Santuario fu distrutto da un'inondazione del Po e subito ricostruito grazie alla generosità del duca.

La facciata presenta un elemento architettonico composto da quattro robusti pilastri. La chiesa, ad unica navata e con due cappelle per lato sopraelevate e con cancellate lignee, mostra ancora le forme originali; la semplicità degli interni riflette la sobrietà degli edifici francescani.

Numerose sono le tele di ottima fattura disseminate nel luogo sacro.

Nel 1575 venne eretto, accanto al Santuario, anche il convento, affidato ai Padri Cappuccini, che dovevano promuovere il culto mariano e assistere i devoti.

Nel 1582 nel convento soggiornò il cardinale poi santo, Carlo Borromeo, che qui scrisse il De Oratione.

Nel 1797 i frati vennero cacciati dai francesi, il convento chiuso e il Santuario spogliato.

Chiesa di S. Girolamo in Ponteterra

E’ sede della sezione museale La camera picta dé Confratelli; in essa un'interessantissima e singolare sala per la Confraternita del SS. Sacramento, affrescata con scene veterotestamentarie insolite. 

Fino dal 1630 esisteva accanto alla chiesa un oratorio, presso il quale risiedeva la confraternita del Santo Rosario, circondato da un cimitero.

Nel 1673 furono effettuati degli interventi all’edificio e, nel 1685, venne innalzata la facciata.

Nel 1718 una petizione a Ferdinando Gonzaga, duca di Guastalla e Sabbioneta e Principe di Bozzolo, attesta la determinazione nella comunità di ampliare l’edificio. Solo nel 1777, tuttavia, si ha notizia della realizzazione del coro e di altre importanti opere sul campanile.

Il XVIII secolo vide interventi alla sagrestia, al campanile (l’orologio) e la costruzione del coro.

La facciata è in cotto a vista; L’interno è ad unica navata con volta a botte e quattro cappelle laterali per parte.

Nel presbiterio si segnala l’altar maggiore, a tarsie di marmi policromi e madreperla, opera settecentesca; dietro l’altare è situato un coro neoclassico in noce di quattordici stalli.

Nell’ultima cappella di sinistra vi è un magnifico crocifisso ligneo risalente alla metà del XVIII secolo.

Sopra la porta d’ingresso compare una maestosa Crocifissione dipinta nel 1683.