Teatro all'Antica
Teatro all'Antica


Il Teatro di Sabbioneta è sicuramente lo spazio più suggestivo e affascinante che il visitatore scopre visitando la cittadina. Fu progettato da Vincenzo Scamozzi, allievo di Andrea Palladio, che a Vicenza terminò il noto teatro Olimpico, dopo la morte del maestro. Scamozzi giunse in queste terre di pianura nella primavera del 1588 e vi rimase sino alla consegna del cantiere nel febbraio 1590, quando il Teatro venne inaugurato.
L’edificio fu costruito appositamente per ospitare spettacoli e concerti riservati alla corte di Vespasiano. Questo rappresentò un evento di eccezionale portata: per le sue innovative caratteristiche è considerato uno dei primi teatri stabili dell’età moderna in Europa. Nel Cinquecento, infatti, le rappresentazioni teatrali destinate alla corte venivano ancora accolte all’interno di palazzi residenziali e di rappresentanza, mentre nelle piazze andavano in scena gli spettacoli popolari.
Il Teatro fu dotato di un sistema diversificato di ingressi. Gli artisti entravano inosservati dall’accesso sul retro, ritrovandosi nel retropalco che era, assoluta novità per l'epoca, dotato di camerini. Per il pubblico di corte, invece, fu creata una platea semicircolare a gradoni, ricostruita in tempi recenti sul modello originale, dalla quale si godeva di un’ottima visuale ed acustica. Solo Vespasiano Gonzaga, insieme alla sua famiglia e alle dame di corte, poteva accedere dal terzo accesso: il portale d'ingresso laterale che si immetteva direttamente nella sala teatrale.
L’architettura interna fu sviluppata a forma di cassa di risonanza impiegando materiali isolanti e migliorativi del riverbero come lo stucco, il gesso ed il legno. L’edificio ha pianta rettangolare ed è diviso in due settori, destinati rispettivamente al pubblico e agli attori. Nel centro si trovava l’area riservata all’orchestra, leggermente inclinata e posizionata più in basso rispetto al palcoscenico, in modo da non coprire la scena. La platea semicircolare è sovrastata dall’elegante peristilio in stucco su cui poggia una fila di colonne corinzie che reggono la trabeazione. Sulla sommità sono collocate dodici statue di divinità olimpiche, le cui dimensioni sono falsate per essere viste correttamente da terra.
Il colonnato chiude un'elegante loggia, dove sedeva il Duca insieme alla famiglia e agli ospiti d’onore. Le figure affrescate sulla parete di fondo sono ritratti di imperatori romani. La tradizione vuole che Vespasiano sedesse, al centro, su un trono posto davanti all’imperatore Tito Flavio Vespasiano, il quale gli poneva simbolicamente sul capo una corona d’alloro, incoronandolo novello imperatore.
I due grandi affreschi che si trovano ai lati dell’area riservata all’orchestra, rappresentano due vedute di Roma racchiuse entro archi trionfali. Rivolgendo lo sguardo al palcoscenico, sulla parete di sinistra si può riconoscere la piazza del Campidoglio, mentre su quella di destra Castel Sant'Angelo. Quest’ultimo è sormontato da una dedica rivolta all’imperatore Rodolfo II di Praga, che nel 1577 elevò Vespasiano al rango di Duca.
Il perimetro alto della sala è percorso da una curiosa loggia dipinta da cui si affacciano dame, cavalieri, musici e maschere della commedia dell’arte. I personaggi sono tutti intenti a guardare la scena e ad indicare l’ingresso centrale della sala, dal quale sarebbe entrato il Duca.
La scena fissa sul palcoscenico è un’ottima ricostruzione di quella originale progettata da Scamozzi, che andò completamente distrutta nella seconda metà del Settecento. Essa rappresentava una prospettiva urbana con palazzi nobili, realizzata in legno, stucco e tele dipinte. Il senso di profondità era accentuato dalla pendenza del palcoscenico e dal controsoffitto, che un tempo si andava ad inclinare verso il palco. Il controsoffitto originale, a forma di carena di nave rovesciata, era realizzato in canne di fiume intrecciate, era stuccato e dipinto d’azzurro cielo.
Dopo la morte di Vespasiano, Sabbioneta conobbe un lungo periodo di decadenza. Anche il Teatro all’Antica perse la spensierata funzione di luogo di svago ed intrattenimento e venne adibito agli usi più svariati. Fu utilizzato come granaio, magazzino e nei decenni dell’occupazione militare, tra Settecento e Ottocento, fu trasformato in una caserma. Di questo periodo si conserva memoria nelle iscrizioni che si vedono sul muro sopra la platea semicircolare. Dopo essere stato anche sede del cinematografo comunale, la Sovrintendenza si impegnò per il suo recupero e, dopo importanti lavori di restauro, dal 1969 ritornò a svolgere la funzione di teatro, con la rappresentazione del Ballo delle Ingrate di Claudio Monteverdi.
Oggi, oltre che inestimabile tesoro d’arte visitato da turisti provenienti da tutto il mondo, esso costituisce la prestigiosa sede di concerti di musica antica, di convegni e di manifestazioni culturali.
Sabbioneta
Via Teatro Olimpico